19 novembre 2008

Weekend in Valdinievole (Toscana)

Inserito da stefano in: Personale; Viaggi .

E’ Venerdi e si decide di partire subito dopo pranzo: sono circa le 14 e la macchinata composta da Alessandro Perri alla guida, Riccardo Catania come navigatore e i due passeggeri Francesco Ciccio e un’altra persona che non conosco bene si mette in viaggio, destinazione Cozzile: minuscolo borgo rurale vicino Montecatini Terme, grazie alla buona Giulia che ci ospiterà in una casa rurale che scopriremo essere stupenda.

Il viaggio trascorre rapido tra musica e chiacchiere, interrotto solo dalle pause fisiologiche dei passeggeri, pilota e copilota si vocifera siano dotati di un nuovo tipo di vescica ad alta capacità, nome in codice Zeppelin, data la capacità di estensione…
Arrivati in paese ci si incontra con la seconda carovana, partita in anticipo, e qui incontriamo la nostra ospite, Jacopo e Jennifer, che ci attendono per la spesa: giusto i viveri di base, tra i quali non può mancare una cassa di Birra Moretti e si parte alla volta della casa sui colli Montecatinesi: la prima cosa che ci lascia basiti è la vista, davvero impagabile, uno squarcio sulla vallata che lascia letteralmente a bocca aperta.

Giusto il tempo per rendersi conto del posto magnifico nel quale soggiorneremo e iniziamo a scaricare le macchine e preparare i posti letto; quest’ultima operazione ci permette di esplorare per la prima volta l’interno della casa, la trovo semplicemente squisita, il restauro non ha per niente intaccato l’animo rustico ma perfettamente elegante della casa e i complementi d’arredo antichi, così come i quadri e i mobili non possono che dare fascino in più alla struttura, mi pento solo adesso di non aver scattato delle foto mirate all’interno, ma spero ci saranno altre occasioni.
La cena scorre piacevole, godiamo dell’ottima carbonara alla birra preparata da Ciccio (e si viene a creare un mite divario sulla scuola della carbonara: chi usa la panna e chi no. Personalmente sono per la seconda opzione, ma data la quantità di pasta decidiamo che la sacra scuola della carbonara si può accantonare per un miglior risultato) per poi passare ad una partita a Risiko dopo cena, data la passione del nostro autista per questo gioco? Si va a dormire, io sono pronto per infrangere il record di russata in stile libero, ma la mattina dopo mi accorgo dai commenti vari che non sono il solo ad eccellere in questo sport : ).

La colazione del Sabato è fantastica: Lorena, moglie di Libero, il contadino che nel pomeriggio ci mostrerà come si colgono le ulive in maniera tradizionale, ha preparato come ogni mattina delle focacce, impastate con una sorta di lievito madre e cotte rigorosamente nel forno a legna; apprenderò solo successivamente che il forno in casa della simpaticissima coppietta è sempre acceso. Dopo questa carica di vitamine impegniamo le energie nello studio, scopro persino che la chimica è interessante. Finito lo studio si pensa al pranzo, oggi è il turno di Giulia che prepara una classicissima pasta al tonno, ma fatta molto bene, il tonno non si è asciugato come accade di solito e il sapore del sughetto è stuzzicante. Giusto il tempo del caffè ed ecco arrivare Libero, lo specchio della salute, sicuramente un gran lavoratore, un uomo di 78 anni ancora nel pieno delle forze: è lui che ci racconterà tanto delle usanze del posto, dei metodi per la raccolta delle olive, della loro conservazione in salamoia, delle differenze tra il metodo classico di spremitura e quello moderno. Non si parla solo di olive, Libero ci intrattiene raccontandoci di come veniva prodotto e conservato il vino, di come si produceva il vinsanto e di tante altre chicche enogastronomiche dei bei tempi che furono; abbiamo pure uno scambio di idee su quella che è la società di oggi, di quello che, erroneamente, non viene insegnato ai bambini, cioè la cultura per il cibo buono e sano e le nostre idee sono convergenti. Ciò che mi fa riflettere maggiormente è una sua battuta, dice che le donne al supermercato per comprare l’olio magari si soffermano sulla bottiglia più economica, ingurgitando chissà quale miscuglio di chissà quali olive, per poi spendere sui trucchi più costosi; io credo che questa sua battuta sia invece uno specchio più che veritiero della società attuale (NB, non me ne vogliano le donne, è solo un esempio, come chi compra un cellulare da 500 euro e poi a fine mese stenta a mangiare).
Dopo la raccolta delle olive e la piacevolissima chiacchierata con Libero si va a fare la spesa, è tempo di ardere le braci! Tema della serata il maiale, abbiamo da arrostire salsicce e costate, cosa chiedere di meglio? Attratto da un pezzo di legno di ciliegio e dall’abbondante rosmarino che cresce dinanzi la casa, mi viene in mente di utilizzarli per affumicare la salsiccia: realizzo un rudimentale affumicatoio e approfitto del fuoco acceso da Catania e Ciccio per bruciare gli aromi che userò per l’affumicatura: il tempo scorre piacevolmente lento davanti il fuoco, ci si racconta avventure passate a scuola e ci si scalda nell’attesa che la brace sia pronta. La cena scorre piacevole, il vino che Libero ci ha gentilmente offerto è semplice e buono e, tra una chiacchiera e l’altra, veniamo a scoprire che un membro della combriccola non ha mai visto I Griffin; tutto ciò è quasi associabile ad un peccato capitale, quindi diventa un obbligo morale colmare questa lacuna. Purtroppo tra alcool e sonno residuo della sera prima per me e qualcun’altro il fine serata coincide con la fine della prima puntata: ci si addormenta sul divano senza accorgersene…

Domenica, si dorme fino a tardi, aggiungo tasselli ad un report che avrei dovuto finire da un pezzo prima di preparare un risotto semplicissimo, aggiungo della lavanda ad un risotto semplice semplice: avrei dovuto crederci di più, il risotto non è niente di particolare, ma quando un pezzetto di lavanda finisce sotto i denti e poi passa tra le papille gustative è estasi, almeno per il sottoscritto. Giunge il momento di accompagnare Jacopo, che ci lascia causa esame imminente, e ne approfittiamo per fare un tour di Montecatini Terme, compriamo del gelato, senza scordarci di Libero e Lorena, che sicuramente lo apprezzeranno e via di nuovo verso il monte.
Andiamo a salutare Lorena e facciamo una chiacchierata sugli ingredienti tipici della zona e sulle ricette classiche; durante questa discussione rimango commosso dalla bellezza della semplicità sua e della casa: una casa calda e accogliente, la cucina a legna, il mobilio spartano che trasudano schiettezza, affetto e il rispetto che queste persone portano ai pochi beni che hanno e una donna d’altri tempi che si trova quasi in imbarazzo dinanzi a noi che ci dimostriamo così interessati al suo sapere, alle informazioni che ci può dare. Ci viene spontaneo fare una foto, il momento va immortalato.
Torniamo a casa, è ora di cucinare: l’ultima cena prima della partenza, l’atmosfera è stupenda, lavoriamo tutti per preparare il cibo. C’è chi taglia le patate, chi il rosmarino, chi spadella, chi impara a tagliare le cipolle, è bellissimo stare in armonia, fare qualcosa per il bene di tutti, abbiamo cenato in modo fantastico con gli avanzi degli altri giorni: si apre con una sfoglia con sugo aromatizzato alla menta selvatica, panna e uova, si continua con una teglia di patate al forno, arriva la seconda teglia, preparata in modo diverso, per concludere con il gran finale di gelato accompagnato dal pane al cioccolato e da una versione sperimentale del Pan Speziato, entrambi tostati in forno. Durante la cena si parla con la massima armonia, si ride e si riflette, beviamo del buon vino e della buona grappa, in due parole stiamo bene. Una partita a Tokyo prima di un’altro paio di puntate dei Griffin e poi a nanna, l’indomani bisogna alzarsi presto, si va al frantoio!

Lunedi, si pulisce la casa in fretta ma con diligenza, si caricano le auto, arriva Libero, che ci porterà al frantoio: situato in piena Valdinievole, immerso nella natura, vicino ad un corso d’acqua che nel passato forniva energia all’oleificio. Si tratta di un frantoio sociale, gli agricoltori si sono riuniti in cooperativa per poter restare “vivi”, è dura la competizione con il mercato globale; l’ambiente brulica, frenesia nel lavoro, chiasso, la pesature delle olive, l’imbottigliamento dell’olio nuovo, questo posto racchiude tradizioni secolari in chiave moderna e HACCP-Compatibile. Il minimo che possiamo fare è acquistare un pò di olio, ma certamente non è un obbligo, se non un immenso piacere, sia per la qualità che come gesto di solidarietà verso chi lotta per mantenere vive tradizioni e fette di natura che altrimenti andrebbero perdute per fare spazio a chissà quale mostro partorito dalla mente dell’uomo moderno.
La mia vacanza finisce con la partenza dal frantoio, luogo dell’ultimo scatto della giornata, finisce anche la memoria della mia macchina fotografica, non avrei potuto chiederle di più.
Il riassunto di questo fine settimana è un mix di sensazioni positive, di atmosfera amichevole, di gratitudine per chi ci ha ospitati, di felicità nel vedere che non tutti vogliono abbandonare i campi per riversarsi nelle città e di malinconia per la mia visione pessimistica del mondo, dovremmo tornare tutti a vivere in piccole comunità e collaborare per il bene della terra, dovremmo volerci bene, siamo tutte persone, ma si sa, il genere umano è l’animale più stupido e al tempo stesso più intelligente sul pianeta, ed è proprio questo il problema di molti, che usano l’intelletto per il bene proprio e non della comunità, ma si sa, non tutti siamo uguali.

Vi lascio alla visione delle foto (in aggiornamento) con la speranza di non avervi annoiato troppo, ma se siete arrivati fin qui credo di non averlo fatto.

I commenti sono più che graditi, grazie : )

3 Commenti...

Fabrizio M. Says:

19 novembre 2008 at 03:54.

Racconto interessante :)

In particolare l’ultima nota, sento di condividerla molto.
L’uomo moderno non è diverso dalle formiche, forse un po’ piu’ evoluto. Ci sbattiamo e continuiamo a sbatterci per costruire qualcosa o a volte solo per mangiare, e magari fatichiamo e ci sacrifichiamo. Poi sai che c’è ? Un bel giorno arriva uno stronzo e ti pesta, e nulla è servito a niente.

Dovremmo seriamente tutti fermarci e cambiare, per goderci la vita davvero per come dovremmo. Più riflessione, più risate, più sani piaceri. In fondo non credo serva tanto, forse ce lo siamo solo scordato.

cristina Says:

19 novembre 2008 at 18:10.

che meraviglioso ed idilliaco weekend

giulia Says:

21 novembre 2008 at 12:22.

Credo che tu abbia ragione..sono questi gli attimi che si ricordano..non serve molto per essere felici..solo un pò di semplicità..basta la voglia di stare insieme, un sorriso..
Grazie a voi per essere venuti..ai cuochi, agli autisti..
Non mancheranno altre occasioni se lo vorrete..

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